Replica a E.Pasternak

POST SCRIPTUM/1 — Durante la presentazione dell’edizione russa del mio libro (Mosca 11 settembre 2007) ho risposto alle numerose domande di un folto pubblico. Anche EB è intervenuto e ha cominciato a rilanciare le obiezioni da me già riferite finché io, prendendo spunto da una frase tesa a minimizzare le interferenze del KGB nella mia controversia giudiziaria con Feltrinelli,  l’ho interrotto per chiedergli se “Katia Pasternak”, la falsa figlia dello scrittore incaricata di testimoniare a mio sfavore, fosse veramente sua sorella. La domanda non è stata presa con spirito. Nessuna risposta, dunque, e fine dell’intervento. Ma qualche giorno dopo, quando ero già ripartito da Mosca, EB ha dichiarato al giornale “Izvestia”(16 settembre) che la vicenda del “Dottor Zhivago” mi aveva permesso di incassare 10 milioni di dollari. E questa sua uscita, essendo assolutamente nuova,  richiede ch’io aggiorni la mia replica così come segue.

Feltrinelli riscosse e gestì tutti i proventi del “Dottor Zhivago”, sia la metà che gli spettava sia quella che spettava a Pasternak; non mi regalò mai un soldo della sua parte; e non senza esigere quietanza mi versò soltanto le due somme destinatemi da Pasternak: ossia l’unico dono che avevo accettato (10 mila dollari) e il fondo rimesse (100 mila dollari). Dopo la morte di Feltrinelli chiusi con una transazione il procedimento giudiziario protrattosi per quasi otto anni e  da parte mia finanziato per parecchio di quel tempo con quanto era rimasto del fondo rimesse. Alla fine della transazione, vale a dire dopo mesi e mesi di trattative fra gli avvocati delle due parti, io ricevetti, ovviamente contro quietanza, una  somma (50 mila dollari) che non costituiva  di sicuro un grazioso omaggio dell’avversario, ma il rimborso delle spese che avevo sostenuto di tasca mia per giungere alla conclusione della vertenza. Tutto qui, tutto vero, tutto incontrovertibile. L’esorbitante cifra che EB spara contro la mia reputazione va inesorabilmente in frantumi su una semplice operazione aritmetica.

 

 

 

POSTSCRIPTUM/2 – Un’ampia testimonianza che smonta la tardiva quanto velleitaria  autopromozione  di  EB  a supremo esegeta e tutore dell’arte paterna  si  può  leggere nel  libro di Boris Mansurov, Lara moego romana [Lara del mio romanzo], Infomedia Publishers, Mosca 2009. Da una parte, attraverso numerosi episodi, Mansurov descrive la costante ostilità di EB verso il padre, il quale spesso si rifiuta di apprezzarlo per certi maldestri tentativi poetici, ma più che altro gli rinfaccia un alto grado di meschinità e opportunismo politico. Dall’altra Mansurov si sofferma sulla guerra di EB, proseguita a babbo morto, specialmente dopo la fine del comunismo sovietico, contro Olga Ivinskaia e i figli di lei. Paradigmatico è un episodio piuttosto risaputo, ma comunque riferito compiutamente nel libro citato. Nel 1953 EB va a Peredelkino e invita suo padre a rompere il legame con Olga, appena liberata e segnata dalle sofferenze dopo quattro anni di lager. Insomma lo invita a ripudiare l’eroina Lara, l’ispiratrice del Dottor Zhivago: proprio quel romanzo, guarda caso, che un giorno farà incassare allo stesso EB la cospicua borsa del premio Nobel. Risultato del viaggio: il grande scrittore gli urla tutto il suo disprezzo e lo butta fuori di casa.

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