Replica a E.Pasternak

Devo ammettere per inciso che la lettera dell’Oborina, con il seguito delle dichiarazioni dei medici, mi danneggiò seriamente. I miei avversari se ne servirono per aprire un’inconcludente querela di falso e trascinarla avanti per anni, rinviando di udienza in udienza la comparizione dei loro improbabili testimoni: tanto che io, nell’impossibilità di scorgere uno sbocco in tempi men che biblici, decisi infine di chiudere l’intera vicenda giudiziaria con una transazione che per lo meno mi ripagò delle spese giudiziarie sostenute di tasca mia.

Acqua passata. Aggiungo soltanto di ritenere che, quando in improbabile ipotesi si riuscisse a dimostrare la spontaneità e veridicità delle dichiarazioni rese dai medici del Litfond, nulla ci sarebbe da togliere al medagliere del KGB.  Il quale innegabilmente rifulse di fantasia allorché inventò una figlia di Pasternak, battezzandola Katia. La ragazzotta, dovendo testimoniare contro di me nella causa di falso, stava per giungere a Milano con gli altri figli dello scrittore (come  si lesse il 20 gennaio 1972 sui principali giornali del mondo, a cominciare dal “New York Times”) ma anche lei, avendo tante altre cose da fare, chiese ed  ottenne il rinvio dell’udienza.

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L’arma polemica di EB, senza essere mai il fioretto, diventa addirittura una clava quando nel finale delle Annotazioni” egli definisce “farsa indecente” tutta la seconda metà del mio libro, proprio quella più ricca di notizie inedite. Perché mai? Egli non capisce, o finge di non capire,  che del caso “Dottor Zhivago” sono senza dubbio parte integrante, per la loro enorme rilevanza, anche i fatti indubbiamente consequenziali verificatisi dopo la scomparsa dello scrittore. Mi riferisco soprattutto al calvario di Olga e della figlia; al programmato lavaggio del cervello con cui il miliardario Feltrinelli, uscito da quel partito comunista che aveva sempre foraggiato, fu trasformato in un finanziatore su scala internazionale dei gruppi terroristi manovrati da Mosca; e infine alla misteriosissima morte di questo editore milanese, ormai follemente convinto di essere il capo di una rivoluzione mondiale. Non so se è poco.

Solo qualche altra riga per concludere. Il mio libro sul caso del “Dottor Zhivago”, dopo la sua uscita in Italia, ha riscosso lusinghiere recensioni su giornali e riviste molto importanti sia per il suo valore di diretta testimonianza, sia per la scrupolosa citazione e decifrazione di non pochi documenti. Nondimeno resta lontana da me la pretesa di non essere incorso in alcune inesattezze e ancor più lontana la pretesa di aver detto la parola definitiva sul tema trattato. Anzi, come ho scritto nell’introduzione, resto fermamente convinto che dall’archivio dell’ex KGB usciranno presto o tardi nuove e sorprendenti rivelazioni. Io spero presto. La verità non mi ha mai fatto paura.

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