Replica a E.Pasternak

REPLICA

ALLE OBIEZIONI DI EVGHENI PASTERNAK

2007

  

All’inizio del settembre 2007 è uscita a Mosca, in coincidenza con la Fiera del Libro, la mia diretta testimonianza sulle drammatiche conseguenze che ebbe la pubblicazione del romanzo di Boris Pasternak “Dottor Zhivago”, proibito ed esorcizzato dal potere sovietico.  Poco prima  di dare alle stampe questo mio libro – intitolato “Il Caso Pasternak: Memorie di un Testimone” – l’editrice Novoe Literaturnoe Obozrenie concepì l’idea di affidarne possibilmente la prefazione a Evgheni Borisovich, unico figlio vivente di Pasternak , e mi chiese che cosa ne pensassi. Nessuna contrarietà da parte mia. Avevo incontrato per la prima volta EB attorno al 2000 e in una lunga conversazione gli avevo prospettato il desiderio di scrivere i miei ricordi sulla vicenda del “Dottor Zhivago” appena mi fosse stato possibile suffragarli anche con documenti risalenti al periodo sovietico e conservati in vari archivi russi.  Su alcuni episodi o sul modo si interpretarli non ci eravamo trovati in sintonia. In più io non avevo digerito il suo rifiuto di rilasciarmi una delega per consultare i fascicoli del KGB riguardanti i rapporti di Feltrinelli con le autorità sovietiche negli anni della mia azione giudiziaria contro l’editore italiano (fascicoli ai quali egli aveva diritto di accesso in quanto persona coinvolta in quei fatti), mentre la figlia di Olga Ivinskaia, Irina Emelianova, mi avrebbe rilasciato poco tempo dopo una delega per i tre fascicoli del KGB sul processo di lei e sua madre. Ma io ritenevo e ritengo tuttora che una prefazione possa anche esprimere interrogativi, rilievi critici e proposte di aggiustamenti in eventuali riedizioni purchè nei limiti – questo va da sé – di un giudizio complessivamente positivo del libro e  di un sostanziale rispetto verso il suo autore.

Questi limiti, invece, sono stati largamente superati nel testo della “prefazione”, che EB, pretendendo oltretutto di dire l’ultima  parola, ha ottenuto di collocare in coda al mio testo col titolo “Annotazioni sulle ‘Memorie’…”. Al tentativo di stroncare la mia testimonianza (poiché di questo si tratta) avrei replicato anche se EB mi avesse attaccato in una rivista o in un proprio libro, esercitando cioè in sede appropriata la libertà di opinione e di parola. A maggior ragione sento quindi il dovere di replicare adesso alle sue “Annotazioni”, partendo da  una necessaria premessa.

XXX

EB si è assunto da un certo tempo, con l’aiuto della moglie Elena, la funzione di depositario e curatore del retaggio letterario paterno. Di Pasternak, infatti,  ha promosso la pubblicazione e la ristampa di alcune opere, ha scritto una biografia, ha trasformato in museo la dacha di Peredelkino, ha presieduto pubbliche letture e commemorazioni. Verissimo. Ma ciò non toglie che in epoca più remota,  quella del caso “Dottor Zhivago”, l’allora giovane EB rimanesse completamente al di fuori e all’oscuro dei retroscena politici (pressioni e minacce) con cui Pasternak, assieme ad Olga Ivinskaia, era costretto a misurarsi. Questa estraneità aveva le sue ragioni. Da una parte EB era allora assorbito da una professione (mi pare fosse un ufficiale del genio militare) che verosimilmente gli lasciava rare occasioni di parlare col padre. E dall’altra quest’ultimo usava nascondere o minimizzare agli occhi della famiglia i pericoli  che incombevano su di lui,  anche perché la moglie Zinaida – come A. Surkov scrisse a M. Suslov il 19 agosto 1961 – era “una donna indubbiamente leale al potere sovietico e mai aveva approvato ciò che il marito aveva fatto col suo ultimo romanzo”.

Comunque sta di fatto che nel 1989, quando ormai non occorrevano pietose bugie per evitare le reazioni del potere, EB raccontava in un suo libro (“Boris Pasternak, Materiali per una biografia”, pp. 628-629) che nella primavera del 1956 “un rappresentante della commissione esteri dell’Unione scrittori aveva condotto a casa di Pasternak il membro del partito comunista italiano e collaboratore di Radio Mosca S. D’Angelo… Nel quadro della visita ufficiale il manoscritto del romanzo era stato trasmesso a D’Angelo per conoscenza”. Insomma EB ignorava ancora, a distanza di 33 anni, non solo qual era stata la natura tutt’altro che ufficiale  dell’incontro di Peredelkino, ma in particolare l’incrollabile decisione, presa da Pasternak in quello stesso incontro, di far pubblicare il suo romanzo all’estero: in altri termini la causa scatenante di ciò che Olga Ivinskaia avrebbe definito “il romanzo del romanzo”.

Devo ancora premettere che EB dà l’impressione di aver letto il mio libro molto frettolosamente. Infatti le sue obiezioni ignorano quasi di regola tutte le  prove e le argomentazioni alle quali sono dedicate di solito parecchie mie pagine, tanto da costringermi ora, per essere chiaro con tutti, a ripetere ciò che molti miei lettori non avranno probabilmente dimenticato. Nella mia replica, tuttavia, considererò soltanto quelle obiezioni che riguardano argomenti di rilevante importanza, mentre  sorvolerò su tutte le obiezioni che mirano semplicemente  a far polverone su punti del tutto marginali e quindi non possono incidere sulla valutazione del mio libro.

XXX

— Il mio primo incontro con Pasternak (20 maggio 1956) e l’espatrio del “Dottor Zhivago”. Sono due vicende , come ho raccontato, che non ebbero nulla di ufficiale e nemmeno di cospiratorio. Sulla prima vicenda EB ha modificato la propria versione (quella da me già riferita nella premessa di questa replica) e ristabilito la verità nella  pagina 439 del libro “Vita di Boris Pasternak”, scritto insieme con la moglie Elena e pubblicato nel 2004. Sulla seconda vicenda, però, egli sembra adesso far sua la versione di Lolli Zamoiski, già mio autorevole  collega di Radio Mosca, il quale di recente ha descritto il mio incontro con Feltrinelli  a Berlino come un complotto in piena regola avvenuto in una stazione della metropolitana. Ebbene, io intuii fin da tempi insospettabili, quando mi parlò di un’incredibile storia di suo nonno rivoluzionario, che Lolli  fosse un simpatico mitomane. E tale egli è rimasto anche dopo la militanza nel KGB,  coronata col grado di colonnello, scrivendo libri di fantasia e ritagliandosi fra l’altro una parte che non ha avuto neppure minimamente nel caso del “Dottor Zhivago”.

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